Venezia e le difficoltà di mare

Molte volte ho detto che Venezia è una città che ha problemi “unici” rispetto a tutte le altre città del mondo e che ci vorrebbero soluzioni uniche. Quando un veneziano o una veneziana devono andare all’ospedale civile ss. Giovanni e Paolo perché stanno male e non possono muoversi autonomamente per un qualsiasi motivo, dal più banale, come la rottura di un piede, a qualche cosa di più grave, lombo sciatalgie, arti bloccati e quant’altro, si trovano in un “mare” di difficoltà. A Mestre o al Lido tutto è più semplice, con taxi o auto di parenti e amici. Ma a Venezia i mezzi pubblici sono inadeguati a raggiungere l’ospedale, esistono solo: il motoscafo n. 51 (dalle 6.42 alle 20.42)  n. 52 (dalle 6.53 alle 20.33), il motoscafo n. 41 (dalle 7.12 alle 20.32) e infine il n. 42 (dalle 6.03 alle 20.43) che accedono alla fermata “ospedale” quando non tira vento, bufera o acqua alta come quest’anno. I mezzi appena nominati coprono i tratti da Lido e Fondamente Nove, oppure da Murano previo cambio a Fondamente Nove. Dal Canal Grande non c’è accesso diretto. Bisogna scendere a Riva de Biasio con la linea n. 1 e poi aspettare il motoscafo. In un’altra città si andrebbe in macchina, ma a Venezia? I mezzi anfibi hanno prezzi proibitivi, e con tutti i ponti che abbiamo i malati devono ricorrere ad ambulanze a pagamento, comunque meno costose dei taxi. Se c’è urgenza funziona il 118 quando può, con attese di ore talvolta, o la Croce Verde che è sempre soggetta alle urgenze e quindi in certi periodi le attese diventano infinite. Se non c’è vera e propria urgenza esiste il servizio Sanitrans che, però, deve essere prenotato almeno una settimana prima a meno che un medico, d’autorità,

ne richieda l’impiego. Costa 39,00 euro e rilascia regolare fattura. Esiste un altro servizio a partecipazione municipale e costa 45,00 euro. Quest’ultimo funziona come un taxi, attende in fondamenta e il malato deve recarsi a piedi, o in sedia a rotelle, o portato a braccia. Diventa estenuante per un paziente (di nome e di fatto) affidarsi alle mille telefonate, prenotazioni, ai tentativi di accertarsi, come è successo recentemente, che gli ambulatori funzionino e non siano chiusi per agitazione sindacale. Venezia è accessibile solo a cittadini o turisti tra i 15 e i 50 anni e sani; i traballanti o quelli muniti di carrozzine, ingorgano le calli, e quelle che immettono agli imbarcaderi devono essere accessibili in qualsiasi momento. A questo proposito la calle Gritti che porta all’imbarcadero di S.M. del Giglio è la più stretta di Venezia. Meno di un metro di larghezza e lunga 50 metri circa. Come mai  non viene ripristinato l’approdo alla fine della calle del Dose, dove era una volta, larga tre volte tanto in cui ci starebbero le passerelle per l’acqua alta, ormai frequentissima, e lo spazio per camminare agevolmente? Basterebbe, volendo, aggiungere una fermata in calle del Dose, potrebbe essere anche linea 2 e permettere a tutti, cittadini e turisti, di vivere al meglio. Potrebbe essere un collegamento diretto con l’ospedale, piazzale Roma e Lido. Ma questi si chiamano “servizi per i cittadini” e i veneziani sono troppo invisi a molti che vogliono invece creare sempre più barriere in città.

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